La Spedizione dei Mille: Un Viaggio Epico

Scopri la Spedizione dei Mille come non l'hai mai sentita prima. Il nostro podcast "Sedici su Mille" ti porterà nel cuore di un evento che ha cambiato la storia d'Italia, il tutto attraverso gli occhi di otto coppie di garibaldini. Preparati a un racconto avvincente.

Fu una pazzia?

Lo sfondo dentro il quale i personaggi del podcast scavano le proprie memorie corrisponde alla fase decisiva del processo unitario italiano. Essi partirono volontari in un'impresa incerta. L'’esito fallimentare della recente Spedizione di Sapri (di matrice proudhoniana), compiuta da Carlo Pisacane con i suoi più fedeli compagni nel 1857, lasciava molte perplessità sulla buona riuscita di una nuova operazione militare nel Regno borbonico.

Dietro all'Impresa garibaldina di tre anni dopo sono spesso aleggiate possibili influenze estere, con l'inserimento di legami e interessi massonici nonché la promozione della vulgata secondo cui il mazziniano nizzardo fosse in realtà solo un "massone in accordo con gli inglesi". La storiografia è in continuo aggiornamento, ma ancora oggi queste ipotesi rimangono non attendibili. 

Sul suolo siciliano, in quella tarda primavera del 1860, non sbarcarono soldati esperti. Alcuni lo erano, ma per la maggior parte si trattava di giovani patrioti, soprattutto lombardi, pronti a morire per un sentimento fervido. Era l'Unità nazionale a stimolarli, quella che per secoli era mancata nell'angolo d'Europa tra il Mediterraneo e le Alpi. 

Immagine 1: Gerolamo Induno, L’imbarco a Genova del generale Giuseppe Garibaldi, 1860, conservato presso il Museo del Risorgimento, Milano.

Sicilia

Il 5 maggio i piroscafi Piemonte e Lombardo partirono da Quarto, vicino Genova, alla volta delle coste siciliane e qui, dopo sei giorni di navigazione (spezzati da una sosta toscana presso Talamone per caricare armamenti), vi sbarcarono. La presenza di alcune navi inglesi ancorate a Marsala, intente a caricare diverse botti di quel tipico vino liquoroso locale che aveva ormai sostituito nel mercato il Porto, non fu da ostacolo all'attracco dei garibaldini. La presa della città costiera fu subito seguita da un eco che si sparse in gran fretta in tutta la Trinacria, arrivando fino ai regi palazzi napoletani. Nulla però i Borbone e "Franceschiello" poterono fare: le loro truppe si sciolsero come neve al sole sia a Calatafimi (nell'immagine a fianco) sia a Palermo, dove la popolazione accolse con giubilo l'ingresso delle camicie rosse. L'avanzata verso est proseguì fino a Milazzo dove, da poca distanza, Scilla e Cariddi assistettero all'ultima resistenza degli ormai ex padroni giacenti nella porzione italiana del mezzogiorno europeo. 

Immagine 2: Senza autore, Battaglia di Calatafimi del 15 maggio 1860, post 1860 - ante 1899, Stampa a colori, conservata presso la Certosa di S. Martino (Napoli).

Mezzogiorno

L'avanzata dei garibaldini (sempre più numerosi) proseguì oltre lo stretto di Messina. In pochi mesi caddero le principali roccaforti borboniche da Reggio Calabria fino a Napoli. Nella storica capitale del Regno meridionale, Garibaldi e i suoi uomini furono trionfalmente accolti da una folla in trepida attesa. 

Nel frattempo, dalle regioni settentrionali, l'ancora "solo" Re di Sardegna Vittorio Emanuele II si mise in marcia con il suo esercito verso sud. L'obbiettivo era sbarrare la strada per Roma: una vera ossessione per l' "eroe dei due mondi". La "città eterna" era ancora sotto la protezione francese e tale sarebbe rimasta fino al 20 settembre 1870.

Immagine 3: F. Wenzel Schwarz, Ingresso di Garibaldi a Napoli, post 1860 ante 1875, litografia conservata presso il Museo civico di Castel Nuovo a Napoli. 

Lo storico incontro e la fine di un eroe

Presso Vairano Scalo (CE), a pochi chilometri da Teano, i due protagonisti di questa decisiva fase risorgimentale si incontrarono e unirono le proprie conquiste in un unico regno e in un unica figura: quella di Vittorio Emanuele II, Re di Piemonte e Sardegna. 

Un condottiero tutt'altro che pensionato come Garibaldi era ancora pronto a impegnarsi verso nuovi obbiettivi: Roma era quasi una malattia ma anche Venezia, Trento e Trieste spiccavano nella lista degli assenti al processo unitario fino a quel momento. Per ironia della sorte, invece, il suo destino prossimo si prefigurò all'interno di un piccolo piroscafo che dalla Campania lo trasportò fino alla "sua " Caprera. Qui, colui che aveva attraversato il mondo da un oceano all'altro e che in ogni angolo aveva lasciato un proprio segno (che fosse anche solo il nome di un biscotto, come era successo in Inghilterra), si ritirò da tutto. Molti credettero che questo suo "esilio forzato" avrebbe garantito una maggiore stabilità nella preparazione e soprattutto nella gestione del nuovo ed inedito contesto che la Corona e l'esecutivo di Torino si trovavano di fronte. Nei fatti, tuttavia, Garibaldi avrebbe tentato di mettere ancora una volta il suo zampino nel nostro Risorgimento. Basti ricordare due luoghi iconici, e ancora oggi protagonisti nella nostra odonomastica: Bezzecca (1866) e Mentana (1867). Queste furono le sue ultime, e forse uniche, umilianti sconfitte (la prima morale e la seconda militare); esse misero definitivamente l'eroe nizzardo dietro al sipario della storia di un Italia fatta ma ancora incompleta . 

Immagine 4: Sebastiano De Albertis, Giuseppe Garibaldi incontra Vittorio Emanuele II di Savoia a Teano, senza data, olio su tela, conservato presso il Museo del Risorgimento di Milano.

"Saluto il primo Re d'Italia!"

Giuseppe Garibaldi a Vittorio Emanuele II (Teano, 26 ottobre 1860).

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